Dal 22 Luglio 2026
al 16 Agosto 2026
SediMenti

Mostra personale di arte contemporanea dell'artista Silvia Ruata

Varchi tra memoria e presente. Sedimenti.

Inaugurazione

L’inaugurazione è prevista per il 24 luglio dalle 17:00 alle 19:00 con possibilità di vivere un percorso di degustazione gratuito dedicato ai prodotti del territorio e alla filiera corta.

La mostra

C’è una terra che ricorda con il corpo. Che tiene traccia — negli strati di marna, nei filari, nelle notti scandite dalla luna — di ogni gesto che l’ha attraversata.

“Sedimenti” nasce da qui: da un territorio, le Langhe e il Roero, che non smette mai di depositare tempo su tempo, immagine su immagine.

La mostra si offre come un cammino, non come una sequenza di opere da guardare a distanza.

Varchi immaginifici si aprono tra passato e presente, dove le stesse immagini si ritrovano trasformate, quasi irriconoscibili eppure fedeli a se stesse — una terra che si rivede attraverso i secoli, restando sempre, ostinatamente, se stessa.

Alcune opere chiedono di essere attraversate fisicamente, non solo osservate.

Sembrano pietra dura, ne hanno il peso visivo, la superficie compatta — ma cedono morbide sotto il passo, come tappeti magici che si attivano solo camminandoci sopra.

Un inganno percettivo che è anche una promessa: la memoria, quando la si attraversa davvero, non è mai rigida come sembra.

Altrove, il cielo si fa materia.

Pannelli in vera pietra di Langa compongono le fasi lunari — lune di pietra langarola, dove il nome stesso della luna, così centrale nel calendario contadino e nei cicli della natura di questo territorio, si fonde con il materiale che lo costruisce.

La luna e la pietra: due misure del tempo di Langa, l’una nel cielo, l’altra nella terra, qui riunite in un solo gesto compositivo.

La mostra si chiude con un affioramento più silenzioso: immagini digitali che dialogano, attraverso un secolo di distanza, con lo sguardo di Paul Scheuermeier.

Al cuore di questo affioramento c’è un omaggio: quello che Silvia Ruata rivolge allo straordinario corpus documentario di Paul Scheuermeier, linguista e filologo svizzero che negli anni Venti del Novecento attraversò l’Italia rurale — e qui, in particolare, il Piemonte — per fissarne i gesti, i mestieri, la cultura materiale, confluiti nel monumentale Atlante AIS “Il Piemonte dei contadini 1921-1932” (vol. II).

Le fotografie originali di Scheuermeier — testimonianze intime e rigorose di cesti di vimini, gerle, strumenti da lavoro, gesti antichi ripetuti nei secoli — non vengono qui replicate, ma evocate: assunte come matrice concettuale, come eco visiva da cui far germinare qualcosa di nuovo.

Attraverso l’uso generativo dell’intelligenza artificiale, l’artista compie un salto temporale, proiettando quegli stessi scenari nella contemporaneità odierna.

Gli strumenti di ieri si ritrovano così fusi con i materiali e i contesti del ventunesimo secolo, in un’indagine su come l’evoluzione tecnologica abbia ridefinito — o talvolta alienato — il nostro rapporto primordiale con la terra e con il lavoro.

L’operazione digitale di Silvia Ruata si configura come pratica citazionista e trasformativa: l’algoritmo non campiona la superficie del pixel storico, ma ne reinterpreta l’archetipo antropologico, restituendone lo spirito più che la forma.

Le opere in mostra celebrano così il valore della memoria storica collettiva, offrendosi come un ponte visivo in cui il passato rurale e il futuro sintetico coesistono, si specchiano, si interrogano a vicenda.

Un percorso immersivo tra immagini che si stratificano nel tempo, restituendo la memoria di un territorio attraverso i suoi paesaggi, le sue trasformazioni e le fasi lunari che ne scandiscono il respiro.