Torna per la ventiseiesima edizione il Pavese Festival, il consueto appuntamento con la letteratura e lo spettacolo dal vivo che ogni anno celebra Cesare Pavese nel suo paese natale.
Al Pavese Festival Davide Barzaghi presenta la mostra fotografica in bianco e nero con cui – in dialogo diretto con il tema di questa edizione – propone una riflessione visiva sull’identità contemporanea, sulla fragilità e sulla necessità di relazione.
Un progetto diffuso che attualizza il pensiero pavesiano nel presente, indagando identità, solitudine, ricerca di sé stessi, l’attraversamento del dolore e l’apertura dell’uomo verso l’uomo.
Volti, corpi, manichini sono ritratti con giochi di luce essenziali che diventano metafora di rivelazione.
La mostra è curata da Roberto Mutti – storico e critico della fotografia, giornalista e docente, tra le voci più autorevoli della critica fotografica italiana.
Attivo nel panorama fotografico internazionale, Davide Barzaghi è riconosciuto per una ricerca visiva essenziale, contemporanea e fortemente identitaria.
Nel 2020 intraprende la fotografia da autodidatta, trasformandola nel proprio linguaggio espressivo principale, anche a seguito dell’insorgere di una rara malattia neurologica che ne ridefinisce profondamente il rapporto con il corpo e la comunicazione.
Il tema scelto per questa edizione “Ritorno all’uomo” riprende il titolo di un articolo di Cesare Pavese pubblicato su L’Unità di Torino il 20 maggio 1945, poco dopo la Liberazione e la fine della guerra mondiale in Europa, di cui Pavese scrive:
Questi anni di angoscia e di sangue ci hanno insegnato che l’angoscia e il sangue non sono la fine di tutto. Una cosa si salva sull’orrore, ed è l’apertura dell’uomo verso l’uomo.
Lo stesso articolo si chiude con una profonda riflessione sulle parole e sul loro significato ultimo:
Le parole sono il nostro mestiere […] Le parole sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l’uomo e non l’uomo per loro. Sentiamo tutti di vivere in un tempo in cui bisogna riportare le parole alla solida e nuda nettezza di quando l’uomo le creava per servirsene. […] Il nostro compito è difficile ma vivo. È anche il solo che abbia senso e speranza.