From 12 March 2026
to 13 March 2026
Il Papà di Dio

Una riflessione ironica e poetica sul rapporto tra Dio e suo padre, tra fallibilità, responsabilità e universi imperfetti

Tratto dall’omonimo romanzo a fumetti

maicol&mirco

Con

Meri Bracalente, Andrea Filipponi, Sergio Licatalosi, Fernando Micucci

Scrittura scenica e regia

Andrea Fazzini

Musiche

Lili Refrain

Scene

Frediano Brandetti

Progetto grafico

Roberto Montani

Consulenza poetica e filosofica

Rubina Giorgi

Produzione

Teatro Rebis

In una stagione che indaga le geometrie imprevedibili della famiglia, Il Papà di Dio del Teatro Rebis – tratto dalla graphic novel di maicol&mirco – diventa una tappa essenziale.

Le tematiche al centro del percorso del Baretti si intrecciano con quelle degli autori: solitudine, morte, rapporto con l’altro e con il divino, esistenza e desistenza, affrontate con un linguaggio minimale, diretto, sospeso tra ironia e lirismo.

La compagnia marchigiana propone una riflessione potente sul legame genitori-figli, sul fallimento e sulla responsabilità.

Il Papà di Dio ha un diavolo per capello: suo figlio è irrecuperabile.

Dio non ne combina una giusta e ha creato il suo Universo senza studiare prima.

Il risultato? Il nostro mondo: un Universo imperfetto dove si soffre, ci si ammala, si muore, si lavora e si suda.

Non certo come quello del Papà di Dio, un Universo perfetto senza fame, dolore, denaro o fatica.

Ma Dio non ha voluto ascoltare.
Ed eccoci qui, nel prodotto dei suoi errori.
Riuscirà Dio a farsi accettare dal suo Papà?
E il Papà di Dio riuscirà a comprendere il suo figlio fallibile e fragile?

Stagione 2025/2026

La nuova stagione nasce dall’idea della famiglia come spazio vivo e molteplice, non solo legame di sangue ma comunità che ci si sceglie, con cui si cresce e ci si confronta.

Il teatro diventa una forma speciale di famiglia: fragile e forte, fatta di artisti e spettatori che si incontrano in uno spazio imperfetto e sacro, provando a dare forma al mondo mentre lo attraversano.

La stagione 25/26 prende il nome di Aurea Familia perché, oggi più che mai, emerge la necessità di cercare un equilibrio aureo, quella proporzione poetica e matematica che attraversa natura, arte e architettura e che qui diventa simbolo di un’armonia possibile.

Un equilibrio da costruire insieme

Aurea Familia rappresenta la ricerca di una proporzione giusta tra memoria e futuro, tra la fragilità di chi muove i primi passi e la solidità di chi ha già lasciato tracce significative, tra generazioni e linguaggi che convivono sullo stesso palcoscenico.

La famiglia teatrale esiste quando le differenze si sostengono: il palcoscenico diventa così un laboratorio di equilibrio, illuminato da una luce imperfetta che invita a ricomporre ciò che sembra disperso.

Il teatro resta un gesto semplice: una porta che si apre, una voce che si alza, un silenzio che accoglie tutti nello stesso respiro. In quel respiro prende forma la loro familia aurea, fragile e preziosa, sempre nuova e necessaria.